Corriere Economia 11 giugno 2020

12.06.2020


Perché investire nel Social lending?

Con le prime trimestrali che hanno deluso e con la previsione di bilanci che si sono ulteriormente aggravati nel secondo trimestre (dovranno scontare quasi due mesi di lockdown), il rischio di investire oggi in azioni è ancora molto alto. L’incertezza è tanta e così anche la volatilità. E per molti risparmiatori si è aperta la caccia a strumenti alternativi in grado di offrire un rendimento positivo a basso rischio e di abbassare la correlazione del portafoglio con il mercato azionario. Tra i più ricercati ci sono i conti deposito o i titoli di Stato. Ma c’è un’altra asset class che sembra riscuotere sempre più il favore degli investitori: il social lending, ovvero le piattaforme di prestiti tra privati, in cui è possibile investire iscrivendosi come prestatori. Di fatto ci si sostituisce alla banca finanziando progetti di impresa o prestiti personali e finalizzati. Con rendimenti che, alzando l’asticella del rischio, possono arrivare fino al 10 per cento. E la tassazione, pari al 26%, è in linea con quella applicata sul capital gain degli investimenti azionari.



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